martedì 29 giugno 2010


"Charming living" è l'articolo di Alessandra Caprini con protagonista una seduta di Monica Bertini, Memories of a Geisha.
L'articolo lo trovate su Tendenze Casa, blog di Leonardo Case&Stili, Alice Tv!

Potete scoprirlo qui:
http://www.leonardo.tv/Blog/tendenzecasa/post/2010/06/28Charming-living.aspx

giovedì 24 giugno 2010

Le pubblicazioni dedicate a Monica: La Nazione.


Marta Gara intervista Monica Bertini per La Nazione-Umbria.

Ecco a voi l'articolo pubblicato sul quotidiano il 16 maggio 2010.

lunedì 21 giugno 2010

Progetti di Monica Bertini


Oltre alle poltrone, ci hai raccontato di tanti altri progetti… quali sono gli elementi, le materie con le quali hai lavorato e ti piace lavorare?

Oggetti e materiali di recupero, legno, vetro, acciaio, resine, tessuti, juta, pietre e metalli, ceramica e materiali preziosi. Amo tutto ciò che è trasformazione tangibile, per questo la scultura mi appassiona, la materia che si fonde, si plasma diventando nuova forma e consistenza. La ceramica con la sua natura così umile eppure dotata di grande personalità se lavorata in modo inusuale; che cela in sé il mistero dell’acqua, la forza del fuoco, la robustezza del vetro che si fonde sulla stessa rendendola dura nella sua fragilità.


Quali sono i tuoi progetti futuri? Dove potremo incontrarti ancora?

In coincidenza del mio ritorno a Perugia, anche mio fratello Luca, è rientrato da Milano. Forti di esperienze diverse ma decisamente complementari, abbiamo deciso di creare NU, una società di arte, design e progetti speciali poiché riteniamo che in questo periodo l’Umbria sia matura per una maggior apertura a innovazioni e sinergie creative.

L’idea è di recuperare un rudere, da ristrutturare che possa divenire un vaso comunicante per discipline culturali e creative di alto livello. E poi ancora viaggiare, dopo aver rielaborato antichi Obi giapponesi reinventando letti a baldacchino art-deco, mi piacerebbe sviluppare collezioni dedicate all'Africa, all'Asia Centrale, al Giappone. E poi amo il cinema d’autore perché è arte, e chissà che un giorno non mi nasca un’idea e che non diventi un film vero e proprio… Questo è il momento di creare a Perugia, anche se mi manca New York, vorrei tornare in Africa… Ma per ora preferisco seguire il flusso degli eventi, in fondo la creazione è un viaggio di per sè...


venerdì 18 giugno 2010

Scheda tecnica - H*Chair



Le sedute hanno strutture in legno che sono state smantellate e restaurate, per risanare quello che il tempo voleva rendere indelebile. L'incontro tra l'artigianato occidentantale ArtDeco, capace di creare forme morbide e lineari, e l'arteficio del rivestimento vintage orientale, trova nel proprio connubio una nuova naturale genesi. La complicità dei componenti perfettamente integrati esprime al meglio la volontà di materiali di altri tempi di sopravvivere. I qipao, abiti sviluppatisi a risposta delle esigenze di moda degli anni '30 a Shanghai, sono qui elemento decorativo esterno della seduta, non mostrano i segni del tempo. Dipinti a mano o intessuti, venivano cuciti e rifiniti a mano, con tecniche di alta sartoria. Ogni singolo pezzo parla di momenti, azioni e gesti legati non solo alla natura dei tessuti o della struttura, bensì anche a quella di chi li ha creati, indossati, amati; suoni, ombre e interessi, che hanno costituito lo scenario di quelle donne, in movimento, in una shanghai eclettica e cosmopolita. Abiti che forse mantengono ancora l’aura delle loro signore, anche se ora ricoprono, con altri materiali di rivestimento, altri corpi, avvolgendoli ancora con la stessa intensita’. Forse Monica ha voluto donare loro una seconda opportunita’ e una nuova identità. Il processo di intervento strutturale interno, i materiali selezionati per l’imbottitura ‘come una volta’ (coda di crine di cavallo, fibra di cocco, iuta, fiocco di cotone, lana grezza) e i nuovi interventi sartoriali danno vita a queste sedute. Tecnica a 8 nodi che, con l’ausilio di molle in metallo rivestito, e corde non elastiche, dota la seduta di una particolare ergonomicita’e resistente flessibilità. Solida e mordiba allo steso tempo-. Imbottiture e stratificazione dei componenti naturali sorreggono un ultimo soffice strato di fibra finissima di bambu’ oggi studiato per le speciali proprieta’ benefiche. I tagli di qipao, stirati e cuciti parzialmente, vengono cosi tesi a perfezione sulla seduta e qui cuciti e rifiniti a mano, come un nuovo abito. Il velluto di seta come elemento decorativo poggia sempre sulla parte destinata alla ‘seduta’ per motivi funzionali; le cromie scelte sono abbinate agli abiti o a contrasto. Nasce così un elemento composto. Complesso e ricercato. Comprensibile e coinvolgente, vanitoso e strutturale, forte e capace di sorreggere, ma anche di adempiere ad un fine più pratico.


(per questo post, foto di Chris Spira, www.chrisspiraphotography.com)

martedì 8 giugno 2010

Focus H*Chairs




Raccontaci come nascono le tue “bambine”, le sedute.

Sono il mio tributo ad un’affascinante epoca di Shanghai che ancora permea la materia.

Tutto è iniziato quando una cara amica e collezionista giapponese, per la quale stavo decorando un ristorante, mi ha portata da un suo fornitore tra le campagne Shanghainesi, per aiutarla a scegliere dei pezzi. Lì mi sono innamorata di una coppia di sedute.

Parallelamente sono tornata dal mio negozietto di fiducia, in un angolo nascosto della città, per acquistare tessuti vintage rurali, e per ‘caso’ ho notato tra gli scaffali tessuti gonfi e ricchi di stampe e disegni meravigliosi: erano abiti degli anni 30 in ottimo stato e dalle splendide cromie e in preda ad una strana euforia ne ho selezionati circa duecento.

Da un’intuizione è nato il progetto, aiutata da persone che hanno creduto in me e seguito passo per passo ogni sviluppo. Poi un altro rigattiere, e altri pezzi hanno attirato la mia attenzione. Selezionate le 26 sedute ho deciso di imparare le vecchie tecniche di tappezzeria. A Firenze ho trovato ciò che cercavo, in un mastro tutto speciale.

Sono così nate le H*Chairs, strutture originali degli anni 30, rivestite di Qipaos della stessa decade: per loro una totale rinascita, per me un vecchio sogno rinnovato.


Dove ti immagini le tue sedute? Quali architetture vorresti le circondassero? Quali arredi e quali oggetti ti piacerebbe vedere intorno a loro?

Le ho ambientate in una mansione degli anni 20, una vecchia fabbrica, una galleria minimale, un palazzo d’epoca, un casale antico e un loft contemporaneo. Amo i contrasti, trovo che muri ruvidi a mattoncini antichi, ma anche resinati possano essere lo sfondo ideale, sia esso moderno o antico – anche austero –. Amo lo stile dell’Architetto Antonino Cardillo, minimale e di grande respiro, come Tadao Ando. Amo i nostri casali, e i ruderi, magari con interventi a contrasto.

Sogno di vederle in una torre medievale…


Quali sono gli “ingredienti” delle tue sedute?

Concetto – Ogni poltrona è stata costruita dietro una storia: la scelta degli abiti come un piccolo casting, il simbolismo delle cromie, la presenza scenica di dettagli e volumi, cosi le poltrone rivivono un loro ruolo in linea con lo spirito retro glam dell’epoca. Il recupero delle antiche, tecniche di tappezzeria fiorentine ha voluto rendere omaggio a pezzi importanti, che a cavallo tra due mondi continuano qui il loro viaggio. Ai pregiati interni - crine di coda di cavallo, lattice naturale, fiocco di cotone, iuta e panno di lana – è stata aggiunta la fibra finissima di bambù dalle straordinarie proprietà benefiche e l’etichetta in titanio colorato e diamante.

Origini – Le sedute dalle strutture di origine coloniale degli anni 30 trovate a Shanghai, sono state rivestite di Qipao, eleganti abiti della stessa decade trattati scrupolosamente. Sviluppati nel ‘900, con la caduta della dinastia Qing, e un codice di abbigliamento più libero, il Qipao, ridotto nelle misure per essere più aderente e sensuale, ha rappresento l’emancipazione al femminile del magnificamente rigido Cheongsam Imperiale. In seguito, con l’espansione dei bordelli di lusso come fenomeno sociale - i Qipao furono ridisegnati per essere ancora più avvolgenti introducendo spacchi laterali come espressione di lussuria ed eleganza. Adottato infine dall'alta società divenne l'abito simbolo di Shanghai. E segnò un’epoca.

Lavorazione - Le sedie sono state completamente smantellate, tolti i vecchi chiodi arrugginiti, ricoperte le fenditure con un impasto di colla naturale e polvere di legno. La struttura interna rinforzata se necessario e molle sostituite solo laddove la robustezza di allora era diminuita. Tecnica a 8 nodi con corde rigide e poi iuta, strati di cocco, crine, bambù, lana e cotone per garantire quella meravigliosa ergonomicità che testavo personalmente e facevo testare a persone più robuste.



giovedì 3 giugno 2010

Percorsi di vita


Dove hai vissuto, quali ambienti hai respirato e quali ti hanno influenzato in questi anni?

Credo che l’essere nata a Lugano e l’aver sempre vissuto in ambienti eterogenei siano due fattori importanti del mio essere internazionale, del mio amore per contrasti e l’interdisciplinarietà.

Gli anni a Perugia sono stati di ribellione e introspezione e hanno fatto crescere in me la forte sensazione che la spiritualità governi la nostra fisicità.

Poi, sbocciato il mio lato femminile è arrivata anche la danza classica, Londra, l’inglese e le estati in giro per l’Europa.

Ma La mia ricerca per uno stile si è realizzata a Milano, un ambiente estetico, intellettuale, creativo e ricco di eventi e sperimentazioni.

Poi lo strappo: il Venezuela, terra di danza e allegria, che ha rimescolato le mie priorità e a dato inizio ad un cammino alternativo e ad incontri importanti che mi hanno portata a frequentare Hong Kong.

Quando tutto sembrava perfetto ho deciso di partire per gli Stati Uniti.

Miami e New York, due anni di esperienze a forte impatto emotivo e professionale e di innumerevoli viaggi in Cile, Uruguay, Guatemala,…

Dopo tanto viaggiare sono rientrata a Milano con un bagaglio immenso, e la percezione di essere profondamente cambiata. Ho rinnovato legami profondi e dopo due anni meravigliosi ma irrequieti, ancora tanti viaggi: Dubai, Cina, Hong Kong, India.

Nel 2000 il rientro ‘meteora’ a Perugia dove mi sono trovata a vivere per quasi un anno nello splendido casale di Corciano che ha da poco ospitato la mostra delle H*Chairs.

E poi la Cina…


Come mai sei arrivata fino a Shanghai? Cosa o chi ti ha portato fino a lì?

…A inizio 2001, il mio primo viaggio a Pechino, megalopoli desertica e inquietante con due primedonne: la Città Proibita e la Grande Muraglia che penetrano la resistenza ed entrano nell’anima.

Nel 2002 andai a Shanghai e per cercare casa. Un progetto a tempo determinato dicevo, durato poi ben 6 anni. L’incontro con un’amica di Hong Kong mi ha introdotto in un circuito di creativi molto speciali. Fu un seminario di 3 giorni su come collegare l’inconscio al conscio e affrontare le proprie ombre a generare sinergie estremamente positive, ispirare il mio lavoro e trasformare la mia vita.

Quali sono i luoghi a cui sei maggiormente legata? Ora dove vivi?

Sono molti e sono legami emozionali che variano con il variare degli stati d'animo.

Ogni luogo è il punto di partenza e di arrivo o viceversa. L'architettura e i luoghi hanno un'identità che può sposare la nostra o essere un'infatuazione temporanea.

Del Venezuela ho amato la musica e il senso di gioia e abbandono al ritmo; di Hong Kong il colonialismo postmoderno rosso e blu, di Shanghai l’anima ribelle dell’India i gialli, i verdi, i fucsia spirituali, di Berlino lo stile e i contrasti e Pechino che è la sua sorella dell'est.

Ho amato Milano che in questo momento sento distante… E poi Londra cosi ricca di tendenze e di stile, Parigi cosi chic e borghese. Amo Roma ridondante di un passato, Buenos Aires con la sua nostalgia tanguera e poi l’Africa dove la natura rende selvaggi anche gli uomini.

Ora vivo a Perugia da due anni, e torno in Asia per progetti. Ho scelto una vita più semplice. Credo che questa terra sia un piccolo Eden di opportunità e spero che che le nuove tendenze creative possano anche qui esprimerci come dovrebbero.

 

blogger templates | Make Money Online